VISITARE UN MUSEO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS. QUANDO IL VIRTUALE È PIÙ VIRTUOSO DEL REALE

Moltissimi musei oggi offrono la possibilità di visite virtuali, un’opportunità che diventa ancora più interessante quando non è possibile visitare fisicamente un museo, proprio come accade in questo preciso momento storico planetario. Ma che rapporto c’è tra l’esperienza di visita reale di un museo e quella virtuale? Per rispondere a questa domanda, partiamo da alcune considerazioni di ordine generale.

Tra i cambiamenti che riguardano i musei, si evidenzia sempre più lo spostamento da una funzione espositivo-informativa a una costruttivo-espressiva, all’interno della quale si raccontano storie e si costruiscono significati. In sostanza, un cambiamento da istituzioni centrate sull’oggetto a istituzioni centrate sul visitatore. La tecnologia ha promosso due nuove forme di esperienza museale: l’esperienza in loco migliorata dall’utilizzo di media, che si connota come immersiva e multisensoriale; l’esperienza fuori sede (online) mediata dalla tecnologia, che è on demand e consente la personalizzazione e la condivisione delle informazioni. Le stesse istituzioni museali hanno riconosciuto da tempo l’importanza della loro presenza online, che ha motivato la creazione dei primi siti web museali a metà degli anni novanta – il primo sito web è stato quello del Metropolitan Museum of Modern Art di New York (1996). Se le visite nei contesti tradizionali stanno diventando sempre più interattive, quelle nei musei virtuali utilizzano una varietà di strumenti per offrire ai visitatori online un’esperienza museale “autentica”. L’enfasi è posta nell’attrarre i visitatori più giovani, nativi digitali, e nel trasformare la percezione che il pubblico ha dei musei da luoghi polverosi a ambienti moderni che guardano al futuro.

Il successo di un museo dipende dal modo in cui questo produce esperienze piacevoli nei suoi visitatori, confermandone le aspettative. Il progresso tecnologico e la diffusione di dispositivi palmari possono supportare la visita museale, accrescendo l’esperienza stessa e facilitando il collegamento tra opere e visitatori. L’ambiente fisico di un museo, di per sé, può modulare l’esperienza di visita, influenzando il flusso dei visitatori, il livello e la qualità delle interazioni sociali, l’attenzione, le risposte affettive. Cosa succede, allora, quando allo spazio fisico si sostituisce quello virtuale? Una preoccupazione realistica è la mancanza di un’esperienza diretta e tangibile con gli artefatti e con lo spazio che li accoglie. Il museo tradizionale viene sperimentato e percepito con il corpo e non solo attraverso lo sguardo. Il web non sarebbe capace di trasmettere la tridimensionalità e la scala (due tra gli aspetti più distintivi e irriproducibili delle esposizioni reali), la texture, il senso del luogo e altre qualità spaziali di quanto esposto in un museo, o la reazione emotiva che accompagna la percezione della vera dimensione di un’opera. L’esperienza all’interno di un museo virtuale, però, non sostituisce quella reale, quanto invece può espandere le possibilità di relazione e interazione con le opere. La sfida per il digitale è come creare nuove esperienze che non neghino la visita reale ma lavorino in sinergia con essa.

Le collezioni dei musei virtuali offrono significativi vantaggi sugli allestimenti tradizionali. Innanzitutto, sono annullate le limitazioni spazio-temporali delle collezioni fisiche: location, orari d’apertura, spazi espositivi. Ma quali altre opportunità offre il virtuale? Attraverso la digitalizzazione i musei possono “ridare vita” a manufatti inaccessibili perché troppo fragili (possono essere esaminati senza alcun rischio) o che rischierebbero di essere chiusi in depositi polverosi (spesso per mancanza di spazi espositivi), e che invece possono essere messi a diposizione di un pubblico globale in spazi di apprendimento/divertimento più “democratici”. È possibile estendere indefinitamente la vita di una mostra, presentando le opere da nuove prospettive, creando allestimenti altrimenti impossibili da realizzare, o ricreando esposizioni del passato. Inoltre, persone con difficoltà visive e/o motorie possono accedere ai musei virtuali attraverso tecnologie che ne facilitino la visita. L’uso degli spazi virtuali non solo amplia l’accesso in termini di utilizzo delle risorse, ma anche rispetto a pubblici differenti, facendo sentire più libere persone che potrebbero essere intimidite da quelle “barriere” tradizionali (superabili solo dagli esperti), quali i sistemi di catalogazione o le tassonomie curatoriali.

 

La versione completa è disponibile sul blog del sito dell’Associazione Italiana Psicologia Ambientale e Architettonica – AIPAA

http://www.aipaa.eu/blog/visitare-un-museo-ai-tempi-del-coronavirus-quando-il-virtuale-%C3%A8-pi%C3%B9-virtuoso-del-reale