STRESS AMBIENTALE DA CALDO ECCESSIVO

Le transazioni persona-ambiente prendono differenti forme, con risultati diversi. Un adattamento di successo alle sfide e alle richieste ambientali richiede però un costo. Condizioni ambientali subottimali pongono richieste che potrebbero superare le capacità individuali. Tale squilibrio tra le richieste ambientali e la capacità di risposta umana è definito come stress. Lo stress ha collegamenti ben definiti con lo stato di salute e malattia che si verificano attraverso l’alterazione del sistema immunitario, un aumento delle risposte cardiovascolari, e alterazioni delle risposte infiammatorie. Inoltre lo stress è stato messo in relazione in modo consistente con problemi psicologici, come deterioramento della salute mentale. Ciò nonostante, non tutti i fattori di stress sono uguali e non tutti i loro effetti sono pericolosi per il benessere fisico e psicologico. 

Gli stressori ambientali possono essere acuti (per es. i livelli di inquinamento quando ci si trova bloccati in galleria) o cronici (per es. vivere vicino a una strada intensamente trafficata). Gli stressori ambientali cronici hanno più conseguenze per gli esseri umani. Gli stressori ambientali sono spesso cronici perché le persone hanno limitate possibilità di allontanarsi da essi o estinguerli.

Il comfort termico dipende contemporaneamente da una serie di parametri fisici (temperatura dell’aria, umidità relativa e velocità dell’aria), da alcuni fattori legati al soggetto (età, genere e altre caratteristiche individuali), dall'attività fisica svolta, dall'abbigliamento e da fattori psicologici e culturali. La temperatura di ambienti esterni o interni ha un effetto diretto sulla temperatura corporea e gli effetti fisiologici dell’esposizione al caldo o al freddo sono strettamente legati alla necessità di mantenere una temperatura corporea intorno al valore ottimale di 37 °C. In presenza di variazioni significative della temperatura ambientale, se i meccanismi di termoregolazione falliscono nel riportare la temperatura corporea alla normalità (37 °C), possono comparire disturbi fisiologici di varia natura. Quindi sia per il caldo sia per il freddo lo stress psicofisico deriva dallo scostamento della temperatura corporea dal valore ottimale, accompagnato da una sensazione di discomfort termico che ha degli effetti sull’adattamento fisiologico, sulla prestazione fisica e cognitiva e sul comportamento sociale. Lo studio degli effetti del caldo sulla prestazione ha messo in luce diversi risultati: per esempio uno studio pionieristico del 1961 ha evidenziato come la prestazione del personale militare esposto ad alte temperature ambientali peggiorava in numerosi compiti di vigilanza visiva; ricerche successive hanno confermato i decrementi della prestazione associata al caldo anche nei compiti che misurano i tempi di reazione di scelta e nei processi di apprendimento mediante l’associazione stimolo-risposta. Studi condotti in ambienti di lavoro industriale hanno dimostrato che la produttività di un gruppo di operaie impiegate nell’industria delle confezioni diminuiva all’aumentare della temperatura ambientale. Il caldo ha un effetto significativo su compiti attentivi e percettivi, inducendo sonnolenza, compromettendo la vigilanza e rallentando i tempi di reazione. 

L’esposizione ad alte temperature (superiori a 32 °C), oltre a determinare un peggioramento generale della prestazione fisica e cognitiva, può incidere anche sul comportamento interpersonale, favorendo la manifestazione di comportamenti antisociali (con un effetto inibitorio sulla predisposizione personale al comportamento altruistico). Per esempio, in condizioni di caldo estremo le persone valutano gli estranei più negativamente rispetto a chi si trova a temperature più confortevoli.